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Una stella vicina esplode, sconvolgendo la materia nella nebulosa. Parte collassa con la sua stessa gravità e forma un disco di materiale che circonda il Sole neonato. All'interno di questo disco, particelle di polvere riscaldate come roccia fusa si solidificano insieme per formare i condri che, a loro volta, si aggregano sotto l'azione di forze elettrostatiche e gravitazionali per diventare asteroidi o pianeti.
In questo ambiente difficile è nato l'asteroide Bennu, selezionato come meta per la prossima missione OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security – Regolith Explorer).
La storia è raccontata in una nuova animazione creata dal Goddard Space Flight Center della NASA, di Greenbelt (Maryland).
101955 Bennu è considerato un NEO (Near-Earth Object): ha una forma sferoidale, un diametro medio di 560 metri e la sua traiettoria suggerisce almeno otto potenziali impatti con la Terra tra il 2169 ed il 2199.
"Abbiamo deciso di andare su Bennu perché vogliamo sapere che cosa ha visto nel corso della sua evoluzione", ha detto Edward Beshore della University of Arizona, vice-responsabile per la missione OSIRIS-Rex.
"Bennu ci dirà di più su come si è formato ed evoluto il nostro Sistema Solare. Come i detective sulla scena del crimine, esamineremo frammenti di prove da Bennu per comprendere in modo più completo la storia del Sistema Solare, che è in definitiva la storia della nostra origine".
I condri, che si presentano come sfere vetrose millimetriche abbondanti nei meteoriti, dovrebbero costituire gran parte del materiale di Bennu.
"Sui pianeti come la Terra, i materiali originali sono stati profondamente modificati dall'attività geologica e dalle reazioni chimiche con l'atmosfera e l'acqua. Pensiamo che Bennu possa essere relativamente invariato, quindi questo asteroide è come una capsula del tempo da esaminare", ha detto Beshore.
Bennu potrebbe conservare anche il materiale organico del giovane Sistema Solare.
La materia organica è costituita principalmente da molecole contenenti atomi di carbonio ed idrogeno ed è fondamentale per la vita terrestre.
L'analisi di qualsiasi composto organico trovato su Bennu sarà per gli scienziati un inventario dei materiali presenti all'inizio del Sistema Solare, che potrebbero aver avuto un ruolo fondamentale nell'origine della vita.
"Portando questo materiale sulla Terra, potremo effettuare analisi molto più approfondite di quanto sia possibile con strumenti a bordo di un veicolo spaziale, a causa di limiti pratici sulla dimensione, massa e il consumo di energia", spiega Beshore.
La missione OSIRIS-Rex sarà anche un banco di prova pratica per l'Asteroid Redirect Mission (ARM) della NASA che individuerà e catturerà un asteroide da reindirizzare vicino alla Terra, in un'orbita stabile intorno alla Luna, che verrà essere esplorato dagli astronauti nel 2020.
Il Sistema Solare era un posto piuttosto difficile e caotico all'inizio.
Crateri da impatto giganti sono presenti sui diversi corpi che ne fanno parte, a testimonianza di una fase nota come Intenso Bombardamento Tardivo, circa 4100 a 3800 milioni di anni fa. Il responsabile potrebbe essere stato Giove che, a causa delle interazioni gravitazionali con i pianeti gassosi giganti esterni, avrebbe iniziato a migrare più vicino al Sole, interrompendo la fascia degli asteroidi. Molti furono scagliati verso i pianeti più interni, compreso il nostro. Questo bombardamento potrebbe essere stata una fonte significativa di materia organica ed acqua per la Terra primordiale.
Dopo questa fase le cose si calmarono ma scontri massicci ancora accadevano di tanto in tanto. Gli scienziati pensano che Bennu sia nato in quel momento, dall'impatto di un asteroide con un planetesimo circa un miliardo di anni fa.
Dai primi dati disponibili risulta che la densità di Bennu è inferiore a quella della roccia, cioè l'asteroide potrebbe contenere dei vuoti al suo interno. Sarebbe quindi una "rubble pile", ossia una pila di macerie.
Bennu appare anche piuttosto scuro. Comportandosi come una strada asfaltata in una giornata calda, assorbe la maggior parte della luce che la colpisce per poi irradiare questa energia sotto forma di calore. Tale radiazione fornisce una piccola spinta, nota come effetto Yarkovsky, che fa cambiare gradualmente la sua orbita nel tempo. Tale azione avrebbe spinto l'asteroide fino ad incontrare una risonanza gravitazionale con Saturno che, a sua volta, lo avrebbe spinto verso il Sistema Solare interno, dove ha sorvolato più volte Venere e la Terra. Ad ogni passaggio, Bennu viene un po' rimodellato internamente ed esternamente sotto l'azione delle varie forze gravitazionali.
Secondo Beshore, c'è una possibilità di circa 1 su 2500 che Bennu colpirà la Terra nel tardo XXII secolo.
"Avremo misure più accurate degli effetti Yarkovsky su Bennu dal monitoraggio di OSIRIS-Rex, quando entrerà in orbita intorno all'asteroide", aggiunge.
Press release:
- http://www.nasa.gov/content/goddard/bennus-journey/index.html#.VG1qPjTF_YE
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