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Il cacciatore di pianeti extrasolari della NASA, il telescopio Kepler, ha scoperto il primo pianeta extrasolare della sua nuova missione chiamata K2 (Kepler-2).
Il lavoro di Kepler si era concluso nell'estate 2013, dopo che la seconda delle quattro ruote di reazione aveva manifestato alcuni problemi. Il team, però, non si era arreso ed aveva presentato un ambizioso piano per continuare a sfruttare le grandi capacità di questo telescopio.
"Oggi, grazie a un'idea innovativa e ad un sacco di duro lavoro da parte della NASA e della Ball Aerospace, Kepler potrebbero fornire i primi candidati per lo studio di follow-up da parte del James Webb Space Telescope, per caratterizzare le atmosfere di mondi lontani e cercare le firme della vita", ha detto Paul Hertz, direttore della divisione di astrofisica della NASA presso la sede di Washington.
Il ricercatore Andrew Vanderburg, studente laureato presso il Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, Massachusett, analizzando i dati pubblici raccolti nel mese di febbraio 2014 durante la fase di test di K2, ha identificato un nuovo pianeta extrasolare candidato, recentemente confermato dallo spettrografo HARPS-North del Telescopio Nazionale Galileo alle Canarie e denominato HIP 116454b.
Il nuovo esopianeta ha 2,5 volte il diametro della Terra ed orbita intorno alla sua stella, molto più piccola e fredda del nostro Sole, in soli 9 giorni terrestri.
HIP 116454b si trova a 180 anni luce dalla Terra verso la costellazione dei Pesci ed è comunque un mondo troppo caldo per ospitare la vita come la conosciamo.
Kepler rileva i pianeti con metodo del transito, ossia osserva la diminuzione di segnale nella luminosità della stella quando l'ipotetico pianeta ci passa davanti.
Più il pianeta è piccolo e più l'attenuazione è debole, quindi i valori di luminosità devono essere squisitamente precisi. Per ottenere questo risultato il telescopio deve essere in grado di mantenere un puntamento costante, cosa non semplice visto il fallimento della seconda delle quattro ruote di reazione che servono proprio per mantenere stabilizzato il veicolo.
La creativa strategia del team è stata quella di sfruttare la radiazione solare uniforme per mantenere l'assetto, trasformando la pressione dalla luce del Sole in una "ruota di reazione virtuale".
"La missione Kepler ci ha dimostrato che i pianeti più grandi della Terra in termini di dimensioni, e più piccoli di Nettuno, sono comuni nella Galassia ma sono assenti nel nostro Sistema Solare", ha dichiarato Steve Howell, scienziato del progetto Kepler/K2 presso l'Ames Research Center della NASA a Moffett Field, California.
"K2 è ottima per raffinare notevolmente la nostra comprensione di questi mondi alieni e definire ulteriormente il confine tra mondi rocciosi come la Terra e i giganti di ghiaccio come Nettuno".
Dal momento in cui la missione K2 ufficialmente iniziata a maggio 2014, ha osservato più di 35.000 stelle e ammassi stellari, dense regioni di formazione stellare e diversi oggetti planetari raccolti all'interno del nostro Sistema Solare. Attualmente è alla sua terza campagna.
I nuovi risultati sono stati accettati per la pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal.
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