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Credit: SETI
Gli scienziati di tutto il mondo si sono riuniti questa settimana presso l'Ames Research Center di Moffett Field, in California, per discutere dei grandi risultati del telescopio spaziale della NASA Kepler: la scoperta di 833 nuovi pianeti candidati di cui 104, sarebbero i nuovi e strani mondi che potrebbero ospitare la vita.
Dei 104 pianeti identificati, 10 sono più piccoli della Terra e orbitano nella zona abitabile della loro stella, dove potrebbe esistere l'acqua allo stato liquido in superficie.
In questa stessa occasione, due anni fa, fu annunciato il primo pianeta nella zona abitabile: Kepler-22b. Da allora sono stati confermati altri quattro candidati nella fascia abitabile, di cui due appartenenti allo stesso sistema stellare, Kepler-62e e Kepler-62f.
Un nuovo studio dei dati Kepler, suggerisce che la maggior parte delle stelle della nostra Galassia ha almeno un pianeta.
"L'impatto dei risultati della missione Kepler sulla ricerca degli esopianeti e sull'astrofisica stellare è rafforzato dalla presenza di quasi 400 scienziati provenienti da 30 diversi paesi alla Kepler Science Conference", ha detto William Borucki, ricercatore presso l'Ames.

Credit: NASA
Dai primi tre anni di dati rilevati da Kepler, sono emersi oltre 3.500 potenziali mondi: dall'ultimo aggiornamento del mese di gennaio, il numero è aumentato del 29%, ed ora ammontano a 3.538.
L'analisi condotta da Jason Rowe, ricercatore presso il SETI Institute di Mountain View, California, ha stabilito che il maggiore incremento, del 78%, si è verificato proprio tra i pianeti delle dimensioni della Terra, sulla base di osservazioni condotte da maggio 2009 a marzo 2012.
La statistica suggerisce che una stella su cinque, come il nostro Sole, ospita nella fascia abitabile almeno un pianeta fino a due volte la dimensione della Terra e, se questi risultati si applicano a tutta la Galassia, allora il pianeta ospitale più vicino potrebbe trovarsi a soli 12 anni luce da noi.
I dati della sonda Kepler hanno aperto la strada anche ad un nuovo campo dell'astronomia, l'asterosismologia.
Con questa scienza, i ricercatori studiano le proprietà interne delle stelle misurandone le oscillazioni di superficie, proprio come geologi utilizzano onde sismiche generate dai terremoti per sondare la struttura interna della Terra.

Credit: Erik A. Petigura
Kepler ha smesso di rilevare dati lo scorso 11 maggio quando si sono manifestati ulteriori problemi ai giroscopi, necessari per mantenere l'assetto, ma per quattro anni il telescopio spaziale ha monitorato oltre 150.000 stelle nella costellazione del Cigno, simultaneamente e contemporaneamente, registrando una misurazione ogni 30 minuti.
Nonostante la missione abbia perciò subito un arresto prematuro, un intero anno di dati deve ancora essere analizzato.
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