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Credit: Waldemar Skorupa / spaceweathergallery.com
Dopo l'improvviso outburst che ha catapultato la sua luminosità alla soglia della visibilità per l'occhio umano, la cometa ISON è stata osservata da tutto il mondo con e senza strumentazione.
Ad occhio nudo appare come una debole macchia bassa sull'orizzonte, poco prima dell'alba, ma le immagini che ogni giorno arricchiscono il catalogo sono sempre più sorprendenti.
Lo "sfogo" di qualche giorno fa non sembra essere un evento transitorio e la cometa continua a sfoggiare una lunga coda filante. Tuttavia, qualche dubbio rimane.
Anche se inizialmente avevamo trovato in rete solo uno studio che ipotizzava una possibile frammentazione del nucleo, ora è lo stesso team CIOC (NASA Comet ISON Observing Campaign) a prendere in esame tale possibilità.
Alcune osservazioni descrivono la presenza di una sorta di "ali", lasciando pensare che il nucleo non sia più un unico oggetto ma frammentato in più sotto-nuclei. Questi rapporti non sono giunti solo da astronomi amatoriali ma anche da autorevoli scienziati.
Credit: Maximilian Teodorescu / spaceweathergallery.com
In effetti, l'outburst poteva essere il risultato di un'improvvisa disintegrazione parziale, così come era accaduto alla cometa LINEAR pochi giorni prima, oppure dovuto ad un normale incremento dell'attività, considerato che ormai manca poco al perielio.
Queste "ali" descritte sono spesso legate ad eventi di frammentazione ma potrebbero esistere altre possibilità.
Prima di tutto, il loro aspetto è notevolmente simmetrico e questo lascia un po' perplessi sul fatto che possano essere relazionate ad una disintegrazione che, invece, è in genere asimmetrica, spesso con frammenti riconoscibili anche nella coda della cometa (come era accaduto, ad esempio, per la cometa Hyakutake o la cometa 73P/Schwassmann–Wachmann).
Inoltre, prima dello sfogo erano stati segnalati diversi getti nella zona attiva, che adesso, sembra essere proprio la fonte delle ali.
Oppure, l'outburst potrebbe in realtà essere legato ad un aumento del vento solare o ad un'espulsione di massa coronale.
Per il momento però, non possiamo fare altro che continuare a raccogliere dati ed osservazioni per cercare di capire a quale scenario stiamo assistendo.
Se il nucleo della ISON si è realmente frammentato allora nei prossimi giorni assisteremo a cambiamenti drammatici, come un aumento della luminosità seguito da un'improvvisa diminuzione. Se, invece, le ali sono causate solo da una maggiore attività del nucleo, allora persisteranno e cresceranno ancora. Diversamente, se il comportamento della ISON è influenzato dal Sole, allora vedremo continue variazioni in accordo con i cambiamenti del vento solare.
Non possiamo che osservare ancora e tenere le dita incrociate: stay tuned!
Riferimenti:
- www.isoncampaign.org/karl/did-ison-fragment
Aggiornameto 19 novembre 2013
Il 15 novembre la cometa ISON è stata fotografata con filtri in banda larga dal telescopio ESO presso l'Osservatorio di La Silla, nel sud del deserto dell'Atacama, in Cile.
Credit: ESO
Gli astronomi hanno utilizzato il TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope), un telescopio robotico dedicato allo studio dei sistemi planetari, per riprendere la cometa anche con filtri a banda stretta per isolare le emissioni dei vari gas.
L'immagine è composta da uno stack di quattro esposizioni di 30 secondi ciascuna, con filtri blu, verde, rosso, e vicino infrarosso.
Le osservazioni dell'ESO risalgono a poco dopo un secondo outburst che ha incrementato ulteriormente la luminosità della ISON e, nonostante da queste foto la cometa appaia abbastanza "tranquilla", tutti ora stanno cercando di capire le reali condizioni del nucleo.
In base alle ultime osservazioni la ISON sta diventando sempre più luminosa.
Quello che segue è l'ultima light-curve rilasciata dal Comet Observation Database.
Ora, la coda si estende per oltre 16 milioni di chilometri, molto più grande del Sole. Così, quando la ISON si immergerà nella nostra stella il 28 novembre, avrà oltre 15 milioni di chilometri di coda protesi nello spazio.
Credit: Michael Jäger / spaceweather.com
Ma cosa è successo al nucleo della ISON con gli sfoghi del 13 e del 14 novembre?
Una delle possibilità, e anche quella più auspicabile, è che vene fresche di ghiaccio si stanno aprendo nel nucleo della cometa man mano che si avvicina al Sole.
Con un'analisi sulle osservazioni del 17 novembre, pubblicata sul sito spaceweather.com, è stata differenziata l'emissione di polveri sul canale rosso, i gas sul canale verde e il plasma sul blu. Se il risultato è corretto, sembra che le emissioni non siano simmetriche, lasciando ancora più dubbi.
Credit: Eric Allen / spaceweather.com
Mentre, la coda, ripresa da un astronomo amatoriale, ieri, 18 novembre, quando la ISON era in congiunzione con Spica, sembra manifestare una maggiore separazione.
Credit: ohn Chumack /spaceweather.com
Non ci resta che continuare a seguirla!
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