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Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA
Mentre la sonda della NASA Dawn si appresta a raggiungere Cerere, il più grande oggetto nella fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove, i dati inviati sul grande asteroide Vesta, studiato tra il 2011 e il 2012, continuano a sorprendere.
Vesta, che apparentemente sembra essere un corpo grigiastro, caratterizzato da molti crateri, presenta in realtà una geologia ricca e un paesaggio di straordinaria bellezza.
L'asteroide è stato visto, per la prima volta, con occhi diversi, grazie agli scienziati del Max Planck Institute per il Solar System Research che hanno analizzato nuovamente le immagini inviate da Dawn, in falsi colori, assegnando un colore specifico ad ogni lunghezza d'onda.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA
I ricercatori hanno potuto così distinguere i crateri sepolti e il materiale estraneo portato da urti con altre rocce spaziali, con una risoluzione di 60 metri per pixel.
"La chiave di queste immagini sono i sette filtri colore del sistema di telecamere a bordo della sonda spaziale", spiega Andreas Nathues, del team delle fotocamere di Dawn presso il Max Planck.
I materiali riflettono la luce a diverse lunghezze d'onda, osservati da angolazioni differenti e i filtri aiutano a rilevarne la composizione.
Il risultato è una diversità geologica mai vista e un paesaggio suggestivo.
"Nessun artista potrebbe dipingere qualcosa del genere. Solo la natura può fare questo", ha dichiarato Martin Hoffman, altro membro per le fotocamere di Dawn presso il Max Planck.
Il cratere Aelia, il cratere Antonia e una zona vicino al cratere Sextilia mostrano sicuramente i lughi più interessanti.
Le immagini che seguono sono state riprese dalla sonda Dawn tra settembre ed ottobre 2011 e sono state realizzando combinando i filtri nel visibile e nel vicino infrarosso, prestando particolare attenzione ai minerali ricchi di ferro.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA
Questo mosaico mostra il flusso di materiale interno ed esterno al cratere Aelia, di 4,3 chilometri di diametro, a circa 14 gradi di latitudine sud. Ad occhi nudo le strutture che qui vediamo in rosso e blu, non sarebbero visibili. La loro origine è sconosciuta: una possibile spiegazione potrebbe essere che il calore generato dall'impatto abbia prodotto dei minerali liquidi diversi da quelli che compongono il cratere, i quali si sarebbero distribuiti così, come li vediamo ora.
L'immagine in apertura mostra il cratere Antonia, di 17 chilometri di diametro, che si trova nel grande bacino dell'emisfero sud, Rheasilvia, a circa 58 gradi di latitudine sud.
L'azzurro rappresenta gli elementi a grana fine che arrivano dalla crosta inferiore, mentre il bordo meridionale del cratere è stato sepolto da materiale più grossolano, poco dopo la sua formazione. Il blu scuro sono le ombreggiature create da blocchi di materiale.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA
La foto qui sopra, invece, mostra la superficie a nord-ovest del cratere Sextilia (in basso a destra), a circa 30 gradi di latitudine sud.
Il materiale nero è stato probabilmente portato dal corpo che ha colpito Vesta, mentre il rosso potrebbe essere materiale fuso dall'impatto stesso.
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