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Credit: NASA/JPL-Caltech/SSI/University of Arizona/University of Wisconsin
La grande tempesta che si è formata su Saturno nel 2010, più grande di qualsiasi altro fenomeno osservato sul pianeta, ha già catturato l'attenzione degli scienziati per la sua intensità, turbolenza e longevità.
Ora, un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Icarus, svela un ulteriore aspetto della sua potenza esplosiva: l'energia liberata è stata in grado di sfornare ghiaccio d'acqua da grandi profondità.
Rilevata per la prima volta il 5 dicembre 2010, è stata una delle più grandi tempeste su un altro pianeta visibile con telescopi amatoriali da Terra. E' cresciuta in poco tempo circondando Saturno a circa 30 gradi di latitudine nord per 300.000 chilometri. Fa parte delle grandi tempeste che si formano ogni anno saturniano (che equivale a circa 30 anni terrestri) e continua ad essere studiata dagli scienziati perché la comprensione delle dinamiche di questi imponenti fenomeni permette di migliorare la conoscenza dei modelli utilizzati per l'atmosfera terrestre.
I recente risultati si basano sui dati raccolti il 24 febbraio 2011 dallo spettrometro visivo ed infrarosso VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer) a bordo della sonda della NASA Cassini.
"La nuova scoperta della Cassini mostra che Saturno può dragare il materiale da più di 160 km" ha detto il co-autore dello studio Kevin Baines, che lavora presso l'Università del Wisconsin-Madison e il Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, California.
Mentre le lune di Saturno sono ricche di ghiaccio d'acqua, la sua atmosfera è costituita prevalentemente da idrogeno ed elio: le cime delle nubi superiori sono per lo più di cristalli ghiacciati di ammoniaca.
Sotto, gli studiosi ritengono che ci sia uno strato di idrosolfuro di ammonio e acqua, presente ma non in grandi quantità.
Il tutto è ricoperto dal velo superiore della troposfera, di composizione quasi sconosciuta, che oscura il pianeta.
Recenti studi hanno discusso e provato che l'acqua esiste anche negli strati superiori dell'atmosfera di Saturno e proviene dagli anelli: l'erosione delle particelle che compongono gli anelli ghiacciati di Saturno, forma molecole d'acqua che ricadono in alcune zone del pianeta ("PIOVE SU SATURNO: TUTTA COLPA DEGLI ANELLI").
La tempesta del 2010 però ha offerto un'opportunità di studio unica: ha interrotto i vari strati ("SEMPRE MENO SEGRETI PER LA GRANDE TEMPESTA DI SATURNO"), facendo risalire vapore acqueo condensato e congelato.
Il team ha scoperto che le particelle nella parte superiore della grande tempesta sono composte da un mix di tre sostanze: ghiaccio d'acqua, ghiaccio di ammoniaca e un terzo elemento incerto, forse idrosolfuro di ammonio.
I cristalli di ghiaccio si rivestirebbero di queste sostanze volatili durante l'ascesa, al diminuire della temperatura.
Alla fine queste tempeste differiscono da quelle terrestri solo in scala: fenomeni convettivi sulla Terra, spingono aria e vapore acqueo in alto nell'atmosfera, formando torreggianti nuvole temporalesche.
Ultima nota personale.
Alla luce di queste recenti scoperte, forse Saturno potrebbe riservare ancora qualche sorpresa: in determinate condizioni, i veri colori delle aurore potrebbero essere molto simili a quelli terrestri, oltre ogni aspettativa.
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