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Crediti: NASA/JPL-Caltech/SSI/Hampton
Una nuova fantastica ripresa dell'enorme esagono al polo nord di Saturno, è stata presentata ieri sera nel corso di un hangout organizzato dal Jet Propulsion Laboratory.
Il filmato è il primo nel suo genere ed offre una vista completa del polo nord del pianeta, fino a circa 70 gradi nord di latitudine.
L'esagono di Saturno si estende per circa 30.000 chilometri: è una corrente a getto con venti di circa 322 chilometri orari e una massiccia tempesta in rotazione al centro, il cui occhio è circa 50 volte più grande di un occhio di un uragano medio sulla Terra.
E' una caratteristica unica nel suo genere in tutto il Sistema Solare.
"L'esagono è solo una corrente d'aria, fenomeni simili sono notoriamente turbolenti ed instabili" spiega Andrew Ingersoll, del team di imaging della Cassini al California Institute of Technology di Pasadena.
"Un uragano sulla Terra in genere dura una settimana ma questo sta qui da decenni, e chissà, forse ci resterà per secoli".
Sulla Terra, modelli simili tendono ad attenuarsi quando incontrano la morfologia della superficie ma gli scienziati sospettano che la stabilità dell'esagono di Saturno sia proprio legata alla mancanza di formazioni solide sul pianeta, che, alla fine, è essenzialmente una gigantesca palla di gas.
A fine dello scorso anno è iniziato il momento migliore per osservarlo perché il Sole ha iniziato ad illuminarne l'interno e proprio il 10 dicembre 2012, sono stati scattati gli otto fotogrammi che compongono l'animazione.
La ripresa è durata 10 ore, offrendo agli scienziati la possibilità di studiare il movimento dell'intera struttura.
Ogni fotogramma è composto da uno stack di 16 immagini, 4 per ogni filtro colore, così il filmato nel suo insieme è formato da 128 scatti.
Piccoli vortici rotanti, che appaiono come ovali rossastri, girano in senso opposto all'esagono: alcuni, i più piccoli, vengono trascinati dalla corrente a getto ma il più grande si estende per circa 3.500 chilometri, circa il doppio del più grande uragano terrestre.
Mentre l'esagono di Saturno visto con occhi umani apparirebbe color oro e blu, gli scienziati hanno realizzato queste immagini in falsi colori, un metodo di rendering che permette di distinguere le differenze tra i vari tipi di particelle sospese in atmosfera.
Hanno assegnato il rosso ai 0,750 micron dello spettro luminoso, ossia al vicino infrarosso che penetra la foschia in alta quota e rivela le cime delle nubi troposferiche; il verde ai 0,727 micron, ossia ad una lunghezza d'onda nel vicino infrarosso che corrispondente alla banda di assorbimento del metano e mostra la foschia nella alta troposfera; il blu su banda larga, dal blu all'ultravioletto, dai 0,400 ai 0,500 micron, ossia la parte dello spettro che mostra il leggero aerosol.
"Dentro l'esagono, ci sono meno particelle grandi e una concentrazione di particelle piccole di foschia, mentre fuori l'esagono, accade il contrario", ha dichiarato Kunio Sayanagi, membro del team di imaging della Cassini presso la Hampton University in Virginia.
"Il jet stream esagonale si comporta come una barriera che assomiglia al buco dell'ozono antartico della Terra".
La forma del buco dell'ozono antartico è delimitata da una corrente a getto, analoga a quella dell'esagono di Saturno.
In inverno i processi chimici distruggono l'ozono e la corrente a getto impedisce un rifornimento di ozono dall'esterno. Analogamente, su Saturno, i grandi aerosol presenti in atmosfera non possono attraversare la corrente a getto esagonale.
Solo di recente, con l'inizio della primavera settentrionale di Saturno, la luce del Sole ha iniziato ad illuminare l'emisfero nord del pianeta.
"Mentre ci avviciniamo al solstizio d'estate di Saturno nel 2017, le condizioni di luce del polo nord miglioreranno e siamo entusiasti di poter monitorare i cambiamenti che si verificheranno sia all'interno che al di fuori del confine esagono" ha detto Scott Edgington, scienziato della Cassini presso il NASA Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California.
Altre 19 immagini, con un tempo di esposizione di 120 millisecondi, scattate il 14 giugno 2013, sono state utilizzate per creare due nuovi filmati nel visivo e vicino infrarosso. La ripresa copre un arco di tempo reale di 2 ore e 45 minuti.
Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona
Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona
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More: http://bit.ly/16lo57i
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