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Credit: NASA/JPL/Space Science Institute
Che l'elettricità statica svolgesse un ruolo importante nello spazio, è un fatto ormai noto e la nostra Luna ne è un esempio pratico ma adesso, per la prima volta, l'accumulo di una carica elettrostatica è stato rilevato anche su un altro corpo del nostro Sistema Solare, la curiosa luna di Saturno, Hyperion (Iperione).
Ovviamente, la scoperta arriva dai dati della sonda della NASA Cassini che, quando nel 2005 effettuò un sorvolo ravvicinato passando a 2.000 chilometri di distanza, si trovò brevemente immersa in un fascio di elettroni provenienti dalla superficie della luna.
La nuova analisi, guidata da Tom Nordheim, dottorando presso il Mullard Space Science Laboratory (MSSL), University College di Londra, è stata pubblicata di recente sulla rivista Geophysical Research Letters.
Detection of a strongly negative surface potential at Saturn's moon Hyperion [abstract]
On 26 September 2005, Cassini conducted its only close targeted flyby of Saturn's small, irregularly shaped moon Hyperion. Approximately 6 min before the closest approach, the electron spectrometer (ELS), part of the Cassini Plasma Spectrometer (CAPS) detected a field-aligned electron population originating from the direction of the moon's surface. Plasma wave activity detected by the Radio and Plasma Wave instrument suggests electron beam activity. A dropout in energetic electrons was observed by both CAPS-ELS and the Magnetospheric Imaging Instrument Low-Energy Magnetospheric Measurement System, indicating that the moon and the spacecraft were magnetically connected when the field-aligned electron population was observed. We show that this constitutes a remote detection of a strongly negative (~ −200 V) surface potential on Hyperion, consistent with the predicted surface potential in regions near the solar terminator.
Hyperion è un oggetto dall'aspetto bizzarro, simile ad una spugna, che orbita a circa un milione e mezzo di chilometri da Saturno. Ha un raggio medio di 133 chilometri e una bassa densità, probabilmente dovuta alla sua composizione prevalente a base di ghiaccio d'acqua.
Nonostante questo oggetto fosse considerato inerte, l'incontro ravvicinato del 26 settembre 2005 segnò qualcosa di inaspettato: in particolare, il Cassini Plasma Spectrometer (CAPS), non più attivo dal 2012, rilevò che la sonda rimase collegata magneticamente alla superficie di Hyperion per un breve periodo, durante il quale fu ivestita dagli elettroni in fuga dalla luna.
Nella vita di tutti i giorni, abbiamo diversi esempi di accumuli di carica elettrostatica. Quello più familiare, fin da bambini, si verifica quando strofiniamo un palloncino contro i capelli o un maglione. Analogamente, gli oggetti nello spazio posso essere caricati elettrostaticamente dall'esposizione alla luce ultravioletta del Sole e dalle particelle cariche in arrivo. E questo, è quello che deve essere accaduto ad Hyperion, che riceve costantemente una pioggia di raggi ultravioletti e di particelle cariche della grande magnetosfera di Saturno.
"Per la Cassini è stato come ricevere una scossa di 200 volt da Hyperion, anche se erano a 2.000 chilometri di distanza in quel momento", ha detto Nordheim.
La scoperta, già di per sé interessante, potrebbe avere implicazioni nel futuro dell'esplorazione spaziale perché, anche se la Cassini non subì alcun danno, forti effetti di cariche elettriche potrebbero rivelarsi un pericolo per i futuri esploratori robotici e umani di oggetti planetari senza atmosfera.
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