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Credits: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA
Il sistema di imaging scientifico di Rosetta, OSIRIS (Infrared Remote Imaging System), sta lentamente mettendo a fuoco la forma della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko con la sua Narrow Angle Camera, iniziando a svelare indizi interessanti sulla forma.
La sequenza in apertura è formata da 36 immagini, riprese tra il 27 e il 28 giugno, da una distanza di 86.000 chilometri. La cometa occupa circa 4 pixel mentre il nucleo mostra un periodo di rotazione di 12,4 ore, confermando i valori precedentemente rilevati.
In realtà, da tale distanza, 67P sembra più grande ed appare piuttosto confusa. Ciò è dovuto a come la luce incide sul ccd della NavCam di OSIRIS e non è legato alla luminosità vera e propria della cometa.
Una volta che Rosetta sarà più vicino al target, questo effetto scomparirà e la sonda sarà in grado di riprendere immagini dettagliate e nitide.
Anche se siamo tutti un po' impazienti di vedere le prossime foto, sappiate che non bisognerà aspettare molto: tra un paio di settimane la superficie della cometa occuperà un'area di 20 x 20 pixel!
Ieri, 3 luglio, Rosetta si trovava a circa 43.000 chilometri da 67P ed entro la fine del week-end arriverà a meno di 36.000 chilometri (più o meno alla stessa quota dei satelliti geostazionari rispetto alla Terra).
Ovviamente, le osservazioni dipenderanno anche dal comportamento della cometa.
Dopo essere diventata più attiva tra la fine di aprile e i primi di maggio, le immagini scattate i primi di giugno avevano mostrato un calo significativo della luminosità, mentre il nucleo rilasciava nello spazio l'equivalente di due piccoli bicchieri di acqua ogni secondo.
Il 6 giugno, quando la cometa si trovava a 583.000.000 chilometri dal Sole e la sonda a circa 350.000 chilometri dalla cometa, MIRO (Microwave Instrument for Rosetta Orbiter), che ha proprio il compito di studiare come le polveri e i gas lasciano la superficie della cometa per formare la chioma e la coda, ha eseguito le prime osservazioni del vapore acqueo rilasciato.

Credit: ESA
"Abbiamo sempre saputo che avremmo visto il degassamento di vapore acqueo dalla cometa ma siamo rimasti sorpresi da quanto lo abbiamo rilevato così presto", ha detto Sam Gulkis, ricercatore principale dello strumento al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California, USA.
"A questo ritmo la cometa potrebbe riempire una piscina olimpionica in 100 giorni", aggiunge.
L'acqua è un importate elemento volatile delle comete, insieme con il monossido di carbonio, metanolo e ammoniaca. MIRO è progettato per determinare l'abbondanza di ciascuno di questi elementi, comprendere la natura del nucleo della cometa, il processo di formazione del gas e il suo punto di origine.
Rosetta avrà un posto in prima fila, ad agosto 2015 tra le orbite della Terra e di Marte, per osservare come il materiale espulso si espande intorno al nucleo formando la chioma e poi la coda mano mano che si avvicinerà al Sole.
Ma le comete non sono omogenee, né per forma, né per composizione, perciò questo processo è spesso imprevedibile ed proprio quello che 67P sta dimostrando.
Il nucleo di 67P, ad esempio, era stato ricostruito grazie alle immagini scattate dal telescopio spaziale Hubble nel 2003 e in questa simpatica comparazione è stato messo a confronto con alcuni elementi ben noti.
E' di circa 5 chilometri di diametro e visto da questa prospettiva potrebbe sembrare abbastanza imponente ma non per una cometa che possono avere nuclei grandi oltre 40 chilometri, come Hale-Bopp.

Credit: ESA
Il 2 luglio è iniziata una nuova serie di 4 manovre di correzione di orbita, o "burns" come ci siamo abituati a sentirli chiamare, che fanno parte della serie di dieci accensioni dei propulsori iniziate i primi di maggio.
Queste, chiamate dal team "Near Comet Drift" (NCD), saranno leggermente inferiori rispetto alle precedenti, che si erano meritate in nickname di "Big Burns" ma avranno una frequenza settimanale anziché una ogni 15 giorni.
Dopo una prima accensione di test il 7 maggio, ne sono seguite tre più importanti, tra le manovre più lunghe eseguite da Rosetta, che hanno già fornito 667,8 m/s dei circa 775 m/s necessari per rallentare ad una velocità relativa inferiore a 1 m/s per l'incontro del 6 agosto.
Potrebbe quindi sembrare che il grosso del lavoro sia stato fatto ma non è esattamente così perché anche se il delta-v (cioè quanto il propulsore deve bruciare per modificare la velocità di Rosetta rispetto alla cometa) richiesto sarà inferiore anche i tempi a disposizione saranno minori e se qualcosa non andasse per il verso giusto, la squadra avrebbe pochissimo tempo per intervenire.
Durante l'ultima bruciatura del 2 luglio, uno degli strumenti della sonda, ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis), uno spettrometro di massa e sensore di pressione, ha misurato il degassamento da mono-metil idrazina, il combustibile che usa Rosetta, durante l'accensione.

Image courtesy K. Altwegg
Il propellente sembra rimane per un bel po' intorno ai propulsori e fornire un ulteriore contraccolpo alla sonda anche a manovra conclusa, quando inizia ad evaporare, contribuendo con forze di accelerazione aggiuntive.
Per quanto questa misurazione possa sembrare una interessante curiosità, il team dovrà porre particolare attenzione alla calibrazione dello strumento affinché sia in grado di distinguere nitidamente il degassamento di Rosetta da quello cometario, che alla fine, in termini di materiale, non è poi molto diverso.
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