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Credit: NASA/JPL -Caltech
Mentre Curiosity dopo soli 40 sol di esplorazione del Pianeta Rosso trova la prima prova schiacciante della presenza passata di acqua su Marte, il longevo Mars Exploration Rover Opportunity non è da meno: anche lui è alle prese con un'area di elevato interesse geologico.
L'individuazione dei depositi di materiali argillosi sul Pianeta Rosso è uno degli obiettivi principali degli scienziati, sia tramite le sonde in orbita che con i rover di superficie. In questi ambienti era sicuramente presente acqua allo stato liquido e quindi potrebbero essere il posto ideale per rinvenire antichi fossili e tracce di vita passata.
Opportunity, ormai da molti sol, si sta muovendo intorno a "Cape York", un tratto del bordo del cratere Endeavour, dove i dati orbitali hanno indicato la presenza di fillosilicati argillosi.
Ricordiamo che proprio qui, circa un anno fa durante il sol 2675, il rover aveva fotografato "Homestake", una vena di gesso.

OPPORTUNITY sol 3062 Pancam
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44
Sul bordo ovest del cratere Endeavour, Opportunity ha raggiunto l'affioramento roccioso chiamato "Kirkwood", dove ha scoperto delle curiose sferule molto simili ai ben noti mirtilli marziani ma in realtà completamente differenti per composizione e distribuzione.

OPPORTUNITY sol 3064 Microscopic Imager
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44
Le classiche "blueberries" sono prevalentemente di ematite e si sono formate dall'azione di acqua carica di minerali all'interno di rocce.
Le sferule trovate da Opportunity, invece, non contengono ferro. Hanno un diametro di circa 3 millimetri e sono altamente concentrate.
In alcuni punti, l'erosione del vento ha messo in evidenza una sorta di struttura interna concentrica. All'esterno sono croccanti ma morbide internamente ed il team scientifico sta ancora valutando ipotesi sulla loro origine.
A differenza dei comuni mirtilli potrebbero essersi generate dai lapilli di eruzioni vulcaniche, o da impatti oppure da processi di devetrificazione. Le possibilità sono molte.
A nostro avviso, il fatto che queste sferule non contengano ferro è un dato molto indicativo che ne evidenzia una diversa natura ed origine.
La bizzarra superficie ricorda molto un gioco di bolle in un fluido abbastanza denso solidificatosi istantaneamente. Ma non solo. Alcune peculiarità potrebbero portare a valutare anche ipotesi più esotiche: è se fossero di origine organica?
Non sarebbe poi così improbabile. Qui sulla Terra ad esempio, i cianobatteri e le stromatoliti ricordano molto alcuni dettagli del paesaggio marziano e sono legati ad ambienti dove è o era presente acqua, proprio come il luogo dove ora si trova Opportunity.
Organismi resistenti come i cianobatteri avrebbero potuto contribuire a rendere Marte abitabile. Il loro processo di fotosintesi peraltro, non utilizza solo la parte dello spettro visibile e quindi si adattano perfettamente anche a luoghi con scarsa illuminazione.
Giusto per avere un confronto immediato, riportiamo solo a titolo di esempio, la seguente immagine in cui una colonia di cianobatteri è vista al microscopio elettronico.

La foto-mosaico che segue è costituita da 4 anaglifi di "Kirkwood" realizzati con le immagini scattate dal Microscopic Imager, durante il sol 3064: indossate gli occhialini 3d per osservarne i dettagli.

OPPORTUNITY sol 3064 Microscopic Imager anaglyph
"Courtesy NASA/JPL -Caltech" processing 2di7 & titanio44
La zona di "Cape York" ove ora si trova Opportunity è stata chiamata "Matijevic Hill", in onore di Jacob Matijevic (1947-2012) che ha guidato il team di progettazione del MER gemello Spirit e ha partecipato a tutte le missioni dei rover su Marte.
Qui il rover è posizionato in prossimità di un vasto affioramento esposto, dove le immagini della Pancam hanno segnalato la presenza di minerali idrati.

OPPORTUNITY sol 3084 pancam
"Courtesy NASA/JPL -Caltech" processing 2di7 & titanio44
Opportunity ha così iniziato ad esaminare diversi target, sia con le foto del Microscopic Imager e sia con lo spettrometro Alpha Particle X-ray.
Nel sol 3085 il rover ha utilizzato il RAT per frantumare qualche millimetro di roccia.
L'immagine-mosaico sembra indicare un materiale compatto ma friabile: in effetti, potrebbe ricordare proprio un'argilla litificata.
Rimaniamo però in attesa di ulteriori dati.

OPPORTUNITY sol 3085 Microscopic Imager
"Courtesy NASA/JPL -Caltech" processing 2di7 & titanio44
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"Courtesy NASA/JPL /Caltech/MSSS" processing 2di7 & titanio44
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