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Opportunity tra vene chiare e berries a Whitewater Lake



Source: SMECTITES ON CAPE YORK, MATIJEVIC HILL, MARS, AS OBSERVED AND CHARACTERIZED
BY CRISM AND OPPORTUNITY (1286.pdf)

Opportunity che da poco ha compiuto i suoi nove anni sul Pianeta Rosso continua ad investigare Matijevic Hill, nella zona chiamata Whitewater Lake, a Cape York sul bordo occidentale del cratere Endeavour.

Si pensa che questo sito sia veramente antico, del periodo periodo Noachiano, più precisamente databile tra i 3700 e 4000 milioni di anni fa. Qui, il Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) a bordo della sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) ha segnalato un'alterazione acquosa di olivina e pirosseno e la presenza smectite, un particolare tipo di argilla che, assorbendo acqua si espande e si contrae. Contiene silicio, alluminio, ferro o magnesio e si forma in presenza di acqua non acida, sicuramente in un ambiente più favorevole alla vita. Tale processo potrebbe essersi verificato durante o subito dopo la formazione del cratere

Source: SMECTITES ON CAPE YORK, MATIJEVIC HILL, MARS, AS OBSERVED AND CHARACTERIZED
BY CRISM AND OPPORTUNITY (1286.pdf)

Le osservazioni di Opportunity hanno dimostrato che Whitewater Lake ha una struttura a grana molto fine con una componente relativamente piccola, irregolare ed occasionale di granelli di sabbia di 1 / 2 millimetri di diametro, con una granulometria spesso al di sotto del limite di risoluzione del Microscopic Imager (31 micrometri per pixel).

Le vene chiare che ricoprono tutta l'area di Whitewater Lake sono più sottili e ramificate (da un millimetri fino ad un centimetro scarso di diametro) rispetto ad Homestake, la lunga vena di 45 centimetri ricca di calcio, zolfo e gesso, rinvenuta da Opportunity a Cape York.

In alcuni casi, le vene di Whitewater Lake mostrano un rilievo in positivo rispetto alla roccia che le contiene e questo potrebbe significare che, forse, sono più dure all'erosione.
Finora, quelle osservate dal rover sono tutte troppo sottili affinché possano essere analizzate con lo spettrometro Alpha Particle X-ray ASPX.

Un buon indicatore restano comunque le immagini della PanCam, in particolare i filtri R6 e R7 (934 to 1009 nm) in cui le vene di Matijevic Hill sembrano subire una flessione più ripida. Questo dato, anche se non è una certezza matematica, può essere associato a materiali che hanno un assorbimento di H2O centrato vicino 995 nm.

Source: VEINS IN MATIJEVIC HILL LITHOLOGIC UNITS OBSERVED BY OPPORTUNITY (2482.pdf)

La roccia qui sembra comportarsi in modo simile alle arenarie morbidi presenti in altre aree di Meridiani e in alcuni punti della traversata di Spirit dal cratere Gusev: abbastanza sensibile all'erosione, con rilievi di scarso valore.

Tuttavia, a Matijevic Hill l'erosione deve essere stata limitata.

Molte delle vene esaminate sembrano avere un certo contenuto di gesso che potrebbe essersi formato come il risultato di una precipitazione di fluidi acquosi a bassa temperatura, risaliti in superficie. Le rocce ospitanti le vene più piccole potrebbero condividere l'origine con depositi più importanti come quello di Homestake, oppure potrebbero essere state fratturate a seguito dell'impatto e successivamente riempite da un flusso di acqua liquida ricco di minerali.

I tempi con cui potrebbero essersi formate non sono noti. Fondamentale sarebbe riuscire a determinarne la vera composizione chimica.

Comunque, la loro presenza nella zona Matijevic Hill fornisce la prova del flusso di acqua liquida che scorreva all'interno delle rocce.
Sicuramente il modello di vene della zona, evidentemente diverso e meno lineare rispetto a quello di Homestake, indica un meccanismo diverso di frattura. Infine, anche se la riflettanza tra i 934 e i 1009 nm non è una prova definitiva, è coerente con la presenza di materiali idrati (disidratati).

A Matijevic Hill le rocce hanno contenuti più alti di Al, Si, e Ni e quantità minori di Ti, Fe, e Zn; mentre, nessuna variazione significativa è stata finora rilevata dalle analisi APSX per smetcite o altri filosilicati ma la loro presenza non è da escludere dato che i dati orbitali ne hanno dato comunque conferma.

Dalla ultime immagini del Microscopic Imager del rover spiccano vene chiare e qualche berries incastonata nella roccia.

OPPORTUNITY sol 3192 Microscopic Imager
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Ci sembra di notare che i mirtilli marziani ripresi in questa zona siano abbastanza simili ai cosiddetti newberries individuati nell'area di Kirkwood.

Le sferule a Matijevic Hill sono pochi millimetri di diametro: più resistenti all'erosione rispetto alla matrice in cui sono inserite.
In generale, sembrano avere una composizione diversa rispetto alle berries che abbiamo trovato disseminate nelle altre pianure di Meridiani: a basso contenuto di ferro (ematite), con un guscio esterno più resistente e più morbide internamente, dove presentano una struttura concentrica.
In alcuni punti, come a Kirkwood, hanno un'alta concentrazione.

La loro origine è incerta ma il fatto che siano sparse intorno al bordo del grande cratere Endeavour di 22 chilometri di diametro, suggerisce che possano essere collegate ad una riorganizzazione dei lapilli da impatto.
Una nostra ipotesi ricollegava la formazione dei mirtilli marziani al metallo fuso espulso dall'interno del pianeta a seguito di un'attività piroclastica: ricaduto nell'acqua all'epoca presente in superficie, si sarebbe raffreddato aggregandosi nella forma sferica che vediamo oggi. Analogamente cenere e lapilli generati dall'impatto, con un contenuto di ferro inferiore, sarebbero precipitati, aggregandosi in noduli, le newberries.

OPPORTUNITY sol 3200 Microscopic Imager

OPPORTUNITY sol 3200 Microscopic Imager
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

I dettagli della roccia immortalata dal Microscopic Imager di Opportunity ricordano in parte Tislade 2, esaminata dal rover a fine agosto 2011: una roccia basaltica ad alto contenuto di zinco, elemento tipicamente associato ad attività idrotermali. Comunque, Una roccia di matrice sedimentaria.

OPPORTUNITY sol 2694 Microscopic Imager Tislade 2 anaglyph
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

OPPORTUNITY sol 2694 Microscopic Imager Tislade 2 anaglyph
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

D'altra parte, osservando i dettagli di questo affioramento si notano elementi quasi estranei alla roccia stessa.
In particolare, pur non avendo a disposizione la definizione del MAHLI di Curiosity, segnaliamo un piccolissimo inserto curvo che sembra essere qualcosa di diverso inglobato nella superficie della roccia.

OPPORTUNITY sol 3200 Microscopic Imager anaglyph mosaic
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Ora Opportunity sembra aver ripreso il cammino e si sta spostando verso un nuovo target.

Note sull'autore
Elisabetta Bonora
Author: Elisabetta BonoraEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Fondatrice e principale publisher di Alive Universe Images. Mi occupo di web e video analytics presso ShinyStat (SV – Italia) ma ho una grande passione per le scienze, l'astronomia in particolare, che vorrei si trasformasse in lavoro. Da diversi anni mi dedico ad elaborare le fotografie rilasciate dalle Agenzie Spaziali Internazionali, scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima! ...Ovviamente, lo avrete capito, sono una fan di Star Trek!


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